L'atleta, la bicicletta e la montagna. Nient'altro per disegnare una dura prova destinata agli scalatori più ostinati. Dopo aver attraversato l'antico borgo di Ponte di Legno si prende la strada che porta al passo del Gavia.
Nel primo tratto nulla fa presagire gli sforzi di due salite al limite della resistenza. La prima: all'inizio la pendenza è ancora lieve, ma dopo il primo tratto di falsopiano, al bivio che porta al Tonale, l'impegno deve cambiare. L'ambiente di conifere preannuncia la verticalità di un tragitto immerso nel Parco Nazionale dello Stelvio.
Superato il caratteristico nucleo abitato di Santa Apollonia, le salite raggiungono punte del sedici per cento, mentre i panorami aperti dai tornanti stretti ricordano allo scalatore il suo scopo, che lo vuole tutt'uno con la natura che lo circonda. La strada si stringe ancora, la pendenza si accentua. Una natura severa, ma anche amica: a queste quote, soffi di aria fresca che scendono dai nevai rinvigoriscono tempra e muscoli.
L'apice della prova, però, deve ancora venire. E' da Mazzo di Valtellina che inizia la salita più dura verso il leggendario Mortirolo: sin da subito la natura impone un muro del 10%. Un muro che aumenta progressivamente fino a raggiungere punte superiori al 18%. E siamo solo a metà del percorso.
Solo dopo il nono chilometro la pendenza cala significativamente, anche se non scende mai sotto l'8%: arrivati al Passo Foppa e poco più avanti un cartello segna il finale di un'impresa mitica che finalmente vede raggiunto il Passo Mortirolo.